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domenica 31 luglio 2011

Limoni canditi



Fin da piccola ho sempre fatto colazione con una fetta di ciambellone da gustare con il caffelatte, il ciambellone tradizionale di casa mia prevedeva sempre l'uso dei canditi che piacevano a tutti, soprattutto a mio nonno. Per cercare di variare nel gusto ogni tanto venivano cambiati i canditi usati per cui si passava dalle ciliegine rosse e verdi, al cedro, all'arancia e al misto macedonia, ma più di questo, almeno dalle mie parti, non si riusciva a trovare. Con l'esigenza quindi di avere nuovi gusti io e mia mamma abbiamo provato a farci i canditi da sole, adattando varie ricette che avevamo trovato sulle riviste ai vari frutti. Tra tutti i canditi home-made il limone è quello che ha riscosso maggiore successo, sia perchè come frutto piace a tutti sia perchè stappare il vasetto che lo contiene è una vera goduria per tutti i sensi.
Per farli occorre qualche giorno di lavoro, ma alla fine si è ripagati in pieno. Per i limoni occorrono:

limoni con più scorza che succo
acqua
zucchero
le dosi dipendono da quanti limoni decidete di usare.
Come prima cosa si dividono i limoni in quarti e poi si spremono; si prende un pentolino e vi si mettono dentro i quarti di limone, si ricoprono con l'acqua e si lasciano bollire per 5 minuti. Scaduti i 5 minuti i limoni vanno scolati e rimessi a bollire per altre 2 volte con lo stesso procedimento usato prima; questo processo serve a togliere il gusto amaro proprio della parte bianca della buccia.
A questo punto scoliamo bene le nostre bucce e pesiamole, poi prepariamoci lo zucchero che deve pesare due volte il peso delle bucce e l'acqua che dovrà avere lo stesso peso dello zucchero (es per 100 gr di bucce occorrono 200 gr di zucchero e 200 gr di acqua). Mettiamo tutto in un pentolino e, a fuoco basso, facciamo bollire per 10 minuti; chiudiamo il fuoco e copriamo il pentolino con un coperchio e lasciamo freddare le bucce fino al giorno dopo. Ripetiamo questa operazione per 4 giorni, l'ultimo giorno prendiamo le bucce e, dopo averle fatte scolare, le passiamo nello zucchero e le mettiamo ad asciugare separate le une dalle altre su una gratella per dolci. A questo punto siamo pronte per metterle in un barattolino per poterli usare quando vogliamo.
I canditi in questa mia maniera non restano sciropposi come quelli che si comprano ma tendono ad indurirsi un pò, prima di usarli io riscaldo la falda che mi serve o su bagnomaria o in fornetto a microonde per qualche minuto.



sabato 30 luglio 2011

Marmellata di anguria


Avendo tante angurie a disposizione ho pensato di farci una bella marmellata per portarmi il sapore dell'estate anche in inverno; questa marmellata l'ho fatta la prima volta lo scorso anno ed è piaciuta a tutti sia mangiata a cucchiaiate sia spalmata sul pane sia usata per dolci e crostate. Ovviamente per fare questa marmellata è necessario avere delle belle angurie mature, quelle cioè con la polpa molto rossa e profumata; io la preparo così:

2 kg di anguria pulita (quindi solo il rosso)
500 gr di zucchero di canna
il succo di 1 limone
4 cucchiai di limoncello
1 cucchiaino colmo di cannella
Tagliamo a pezzettoni l'anguria e togliere i semini neri, io ho lasciato qualcuno di quelli bianchi che poi sono scenografici quando si usa la marmellata; i pezzi di anguria vanno poi messi in pentola assieme al succo di limone e allo zucchero. Accendiamo il fuoco e facciamo bollire per circa 2h o finché non si è addensata; poco prima di spegnere aggiungiamo la cannella e il limoncello, facciamo freddare e riempiamo i nostri barattoli. con 2kg di anguria io ottengo circa 600-650 ml di marmellata.



venerdì 29 luglio 2011

Risotto al matcha e limone



Qualche giorno fa avevo letto sul blog di Meris che si stava lanciando in una nuova sfida culinaria che consisteva nel cucinare con il thè, ovviamente non si trattava di cucinare dolci, cosa che sarebbe stata troppo semplice, ma di preparare primo e secondi piatti; dato che, come chi mi conosce sa bene, quando c'è l'occasione per misurare le proprie forze e la propria inventiva io non mi tiro mai indietro, ho voluto cimentarmi anche io in questa avventura nel gusto e ho iniziato con questo risotto dove  al thè ho affiancato il gusto del limone, un classico insomma. Il thè da me scelto è il matcha che finora avevo usato solo una volta per questo dolce, del limone invece ho usato solamente la buccia e l'ho unita in ultimo. Per questo risotto inoltre ho usato una bellissima casseruola a doppio manico con interno in ceramica della linea Optima di Domo, una pentola che mi ha dato molte soddisfazioni in quanto mi ha permesso di cuocere un riso perfetto senza che nessun chicco restasse attaccato al fondo, e poi si pulisce con una semplice passata cosa che rende ancora più piacevole l'esperienza della cucina. 


Nel dettaglio questo risotto l'ho preparato così:

160 gr di riso
1/4 di cipolla
1/2 bicchiere di vino bianco
1 cucchiaino di matcha (io ho usato matcha gioia fuku di Coccole)
1/2 lt di brodo vegetale
la buccia di 1 limone
parmigiano grattugiato
sale
olio extravergine di oliva
Per prima cosa ho messo sul fuoco il brodo vegetale e vi ho sciolto il cucchiaino di matcha, poi ho affettato molto sottilmente la cipolla e l'ho fatta appassire in pochissimo olio; ad essa ho aggiunto il riso e l'ho lasciato sul fuoco finchè non è diventato lucido, poi ho sfumato con il vino bianco. Come il vino è evaporato ho portato a cottura il risotto aggiungendo poco alla volta il brodo con il matcha, assaggiando ogni tanto per sentire se è necessario regolare di sale. Mentre il risotto cuoceva ho grattugiato la buccia di un limone e l'ho tenuta da parte; a termine della cottura ho spolverizzato il risotto con il parmigiano grattugiato e la buccia di limone, ho mescolato e ho lasciato mantecare per qualche minuto. 
Questo risotto mi è piaciuto davvero molto sia nel gusto che nella leggerezza e consiglio vivamente di provarlo.

giovedì 28 luglio 2011

Involtini di saltimbocca alla romana farciti


Oggi piove di nuovo, il cielo sembra molto autunnale e le temperature rispetto a qualche settimana fa sono notevolmente diminuite; il mio attaccapanni è tornato di nuovo ad ingombrarsi di giacche e giacchine varie cosa che non mi aspettavo affatto dato che quest'anno la prima uscita in costume l'ho fatta il 10 di aprile!!! Comunque non mi lamento, almeno non sudo più di tanto dentro al tutore e anche quando mi faccio il mio giro quotidiano sulla cyclette non esco fuori grondante di sudore tipo il mostro delle paludi. Chi gioisce più di tutti però credo sia il pc di casa che ultimamente era quasi arrivato alla fusione dal caldo e  viveva anche lui con il suo ventilatorino extra e rimaneva acceso giusto quando era necessario. La mia mano va decisamente meglio, anche se fastidi ancora li avverto, oggi un po' più del solito ma forse ho dormito in una delle mie solite pose plastiche e me lo sono indolenzito così, ma passerà l'importante è prendere tutto con il sorriso e in fondo fondo ci ho anche guadagnato qualche coccola extra e il cane di casa si è trasformato in crocerossino venendomi a leccare più spesso del solito. Per quanto riguarda la cucina, invece, oggi presento uno di quei piatti che mi piace fare spesso: i saltimbocca alla romana, sia perché sono molto ma molto buoni come sapore sia perché le mie origini culinarie e non da lì provengono. Questa volta ho pensato di farli in maniera differente dalla solita tanto per cambiare e per dare un tocco di creatività in più che non guasta mai, ed ecco nati gli involtini di saltimbocca farciti con dell'ottimo pecorino romano, un'altra delle cose che prendo in loco quando torno a casa dai miei. Per prepararli ho usato:

6 fettine di vitello
6 fettine di prosciutto crudo
12 foglioline di salvia
12 tocchetti di pecorino romano
1/2 bicchiere di vino bianco
sale, pepe
olio extravergine di oliva
stuzzicadenti
Siccome le mie fettine di vitello erano abbastanza grandi le ho tagliate a metà, lo stesso ho fatto con le fette di prosciutto crudo; ho preso, per prime, le fettine di vitello e le ho leggermente salate all'interno, sopra ho adagiato una fetta di prosciutto crudo, una foglia di salvia e al centro ho messo il tocchettino di pecorino romano. Ho avvolto ad involtino e fermato con due stuzzicadenti, sono andata avanti finché non ho finito tutti gli ingredienti. A questo punto ho preso una padella e vi ho fatto scaldare dell'ottimo olio extravergine di oliva, ho messo in padella gli involtini, ho salato e pepato e ho fatto cuocere con il coperchio per favorire lo scioglimento del formaggio all'interno. Si cuociono in pochissimi minuti e se si vuole preparare un buon piatto e si ha pochissimo tempo sono l'ideale. Una volta cotti ho trasferito i miei involtini in un piatto da portata mantenendoli in caldo; ho lasciato la padella sul fuoco e ho versato il 1/2 bicchiere di vino bianco per deglassare il fondo. ho lasciato restringere per un minutino circa il mio sughetto e poi l'ho versato sopra gli involtini e portato in tavola.



mercoledì 27 luglio 2011

Polpette di tonno e alici



E' cosa certa ormai che io ho sfighe olimpiche, non nel senso della vastità delle cose che mi capitano, fortunatamente solo sciocchezze, ma nel senso della ciclicità: ogni 4 anni e sempre d'estate! Iniziai tanti anni fa portando un collarino per il collo tutto il mese di giugno, il mese più caldo di quell'estate, vedendo tutti i ragazzini che giocavano e io che avevo questo affare al collo che come sentivo già solo i raggi dell'alba cominciavo a sudare; il culmine l'ho raggiunto 8 anni fa beccando in pieno il riquadro di una porta mentre saltellavo per festeggiare l'ultimo giorno di lavoro, guadagno: gesso alla mano sinistra messo il primo giorno di ferie e tolto l'ultimo (no comment!). Quattro anni fa c'è stata poi la storia della mia tesi di dottorato di ricerca, occasione per cui per far trovare ai membri della commissione giudicatrice una data per cui erano tutti disponibili ad ascoltarci si è arrivati al 31 luglio, ho passato così mesi china sui libri sperando in un agosto migliore, migliore lo è stato nel senso che pioveva e aveva rinfrescato (pure troppo) per me quindi niente mare. Quest'anno pensavo di passarla liscia e invece allo scoccare dei 4 anni vado a prendere in pieno lo spigolo di una finestra che si muoveva a forte velocità causa bora, ma chi se lo aspettava un refolo di bora forte a fine luglio?? io no di sicuro. Per fortuna sembra che non ho rotto nulla, vivacchio con una mano sola (che bello essere ambidestri in certe occasioni ^_^) e uso un tutore che si riempie di sudore ogni 5 minuti circa, ma vabbè anche per questa volta ho dato e per 4 anni dovrei essere a posto...o almeno spero. Poi volevo approfittare per ringraziare tutte quelle persone che mi hanno fatto gli auguri per la mia mano, un abbraccio grande a tutte voi!!
Tornando in ambito culinario, la settimana scorsa nell'indecisione di cosa preparare per cena e non avendo voglia di carne ho proposto queste polpettine con tonno e alici e vista la velocità con cui ce le siamo spazzolate direi che sono molto buone. Ho cercato di rendere queste polpette anche adatte a chi è a dieta per cui non ci sono uova nell'impasto, ma per farle occorrono:
2 scatolette di tonno piccole
10 filetti di alici (io ho usato Alici in salsa piccante Rizzoli)
100 gr di ricotta morbida
erba cipollina
sale, pepe
pane grattugiato q.b.
olio per friggere
Ho scolato il tonno e l'ho sbriciolato con la forchetta, ho preso poi le alici e le ho tritate finemente, poi le ho unite al tonno; ho mescolato bene e a questi ho aggiunto la ricotta e l'erba cipollina. Ho aggiunto pane grattugiato in quantità sufficiente ad avere un impasto lavorabile e ho regolato di sale e pepe. Ho formato delle palline che ho passato nel pane grattugiato e fritto in olio di semi caldo. 
Ho accompagnato questo piatto con fette di formaggio semistagionato cotte alla griglia, per lasciarle croccanti fuori e morbide all'interno ho tagliato le fette di formaggio che mi servivano e le ho messe per 10 minuti in congelatore, poi le ho trasferite su una bistecchiera calda e le ho grigliate.


martedì 26 luglio 2011

Hrvatsko bijeli kruh, il pane bianco croato



Nonostane un bel doloretto al polso destro che mi da fastidio, ieri ho impastato un bel pane bianco, anzi il pane croato, quello a mollica compatta e che resta morbido anche dopo giorni e giorni che è stato fatto. La ricetta è quella usata dalle krušarce, ovvero le donne del pane; l'impasto è semplice ma va lavorato a lungo con le mani e da un pane indimenticabile; chi è stato in Croazia sa di cosa parlo e non c'è cosa più buona di un pezzetto di quel pane caldo appena uscito dal forno. Il bijeli kruh è per la Croazia uno dei suoi punti forti gastronomici, è apprezzato infatti anche da tutti i turisti che vanno a visitare questo paese. 
Approfitto dell'ocassione anche per narrare una piccola storiella che forse non tutti sanno, riguarda i tedeschi e il nome in lingua slava del pane (kruh); molto spesso i tedeschi vengono chiamati da noi italiano crucchi, questo soprannome gli deriva erronamente proprio dalla parola kruh, infatti quando Radetzky era di stanza a Milano aveva con se un esercito formato per la maggior parte da slavi che quando andavano a comprarsi il pane dicevano al fornaio kruh. Da qui è nato il nomignolo di crucchi che è stato dato erroneamente ai tedeschi visto che erano loro a capo dell'esercito. Ma chiudiamo la parentesi e torniamo alle nostre cucine per preparare questo stupendo pane, io per un filoncino ho usato:

500 gr di farina (io Molino chiavazza )
12 gr di lievito di birra o 6 gr di lievito secco
250 ml circa di acqua tiepida
10 gr di zucchero
10 gr di sale
1 cucchiaio di olio extravergine di oliva
Iniziamo riscaldando l'acqua per renderla tiepida, dai 250 ml prendiamo un mezzo bicchiere e sciogliamoci lo zucchero, poi mettiamoci il lievito a riattivarsi per 10 minuti. Su un piano da lavoro setacciamo la farina, e facciamo la fontana; sull'esterno mettiamo il sale e all'interno versiamo olio e lievito. Iniziamo a impastare aggiungendo acqua un poco alla volta; infine formiamo una palla e mettiamo a lievitare fino al raddoppiamento del volume. Trascorso questo tempo riprendiamo il nostro impasto e mettiamolo in uno stampo; io ne ho usato uno della linea gran forno della Domo adattissimo per la cottura del pane


pratichiamo dei tagli sulla superficie e mettiamolo a cuocere in forno pre-riscaldato a 220°C per circa 35 minuti e il pane è pronto. Ecco alcune foto che lo mostrano meglio nel dettaglio



























lunedì 25 luglio 2011

Melanzane ripiene ai 4 formaggi



Come ogni estate arrivano sulle nostre tavole le verdure ripiene; ognuno di noi ha il suo ripieno preferito, il più comune è quello fatto con la macinata o con il tonno però ultimamente vedo che stanno comparendo ripieni sempre più leggeri e sofisticati. Così ho pensato anche io di dare la mia versione e ho riempito le mie melanzane con una selezione di formaggi, creando un qualcosa di morbido con una bella crosticina in superficie. Per farle io ho usato:

2 melanzane 
100 gr di pecorino semi-stagionato
4 formaggini (io In.al.pi.)
50 gr di pecorino stracchinato
parmigiano grattugiato a piacere
Come prima cosa ho tagliato le melanzane a metà nel senso della lunghezza, ho creato le barchette togliendo la polpa centrale, le ho salate e le ho messe a scolare il loro liquido di vegetazione per 2 ore. Trascorso questo tempo le ho strizzate e le ho disposte su una teglia da forno; io non ho messo olio ma chi volesse può oliare il fondo della teglia. Ho preparato quindi i miei formaggi: ho frullato il pecorino semistagionato, tagliato a rettangolini i formaggini, a fettine sottili il pecorino stracchinato e grattugiato il parmigiano; ognuno può scegliersi una seleziona sua di formaggi, credo però che sia migliore usare formaggi a pasta differente e terminare con una bella spolverata di armigiano che crea una crosticina niente male.
All'interno della mia barchetta per primo ho messo il pecorino semi-stagionato, sopra questo ho messo il formaggino, poi il pecorino stracchinato e per ultimo il parmigiano. Ho acceso il forno e l'ho portato a 180°C e, una volta raggiunta loa tamperatura, ho fatto cuocere per 40 minuti. Ed ecco la melanzana appena uscita dal forno:



Per presentarla in tavola ho deciso di trasformarla in una barchetta e per farlo ho utilizzato:

uno spiedino di legno per barchetta
una sottiletta a barchetta (io ho usato le fettine-emmental di In.al.pi)
una rotellina di carota a barchetta
Ho tagliato lo spiedino ad un'altezza desiderata e l'ho un pò sfilacciato er simulare le sartie; ho preso una sottiletta e lo ripiegata in due e l'ho inserita sullo spiedino in maniera da simulare una vela gonfia dal vento. ho preso quindi la rotellina di carota e l'ho fatta scivolare sotto "lo scafo" di melanzana, ho issato l'albero di spiedino inserendolo nella melanzana e piantandolo sulla carota, ho sistemato le sartie e la barchetta è fatta.


domenica 24 luglio 2011

Marmellata ai fichi d'india



Marmellata ai fichi d'india


©http://nuvoledifarina.blogspot.it I miei genitori a casa hanno tantissime piante di fichi d'india, oltre a mangiare questi frutti e a farci buonissimi dolci noi siamo soliti farci anche barattoli di marmellata, un pò insolita ma veramente buonissima; a me questa marmellata piace davvero molto, ha un sapore  particolare, non è comune e sta bene in tantissime preparazioni, ieri per esempio ci ho aromatizzato uno yogurt home-made ed è venuto golosissimo. Di questa marmellata si possono fare due versioni: con i semi e senza i semi, io preferisco la prima perché con la cottura il seme diventa morbido, quasi gelatinoso, e al limite a seconda di ciò che bisogna fare i semi si possono sempre togliere in un secondo momento.







Ingredienti:



1,5 kg di fichi d'india
1 limone (succo + buccia)
500 gr di zucchero

Procedimento:



Per prima cosa prendiamo i fichi d'india e mettiamoli in ammollo per un'ora in acqua fredda, poi scoliamoli e senza sbucciarli mettiamoli in una pentola; chiudiamo con un coperchio e accendiamo il fuoco, la fiamma deve essere medio-alta, e lasciamo cuocere i frutti per 15 minuti senza aggiungere acqua. Nel frattempo grattugiamo il limone, spremiamone il succo e teniamo da parte.
Trascorsi i 15 minuti prendiamo i fichi d'india, spelliamoli, poi passiamo la polpa al passaverdure; dalla purea ottenuta si possono o meno togliere e i semi. Versiamo il nostro passato in una pentola e lasciamolo asciugare per circa 10 minuti a fiamma medio-bassa; aggiungiamo quindi zucchero, scorza e succo di limone e facciamo addensare. Mettiamo in barattoli sterilizzati e conserviamo al buio.


venerdì 22 luglio 2011

Biscotti al pepe


I biscotti al pepe sono tra i biscotti più buoni che ho mai mangiato, ottimi da mangiare nei momenti di languorino e speciali con il thè. Nonostante il nome faccia pensare a tutto tranne che a dei biscottini dolci, posso assicurare che il pepe si avverte solo come retrogusto e che come prima cosa si viene catturati dal profumo delle altre spezie usate per prepararli. A farli ci vuole pochissimo e consiglio anche ai più scettici di prepararsene un piattino. Non sono duri o croccanti, ma sono molto morbidi e si conservano per parecchi giorni. Io li preparo così:

300 gr di farina 00 (io Dolci & sfoglie Molini Rosignoli)
180 gr di zucchero
80 gr di burro
1 bustina di lievito
1 tuorlo
1 tazza colma di latte
1 cucchiaino di noce moscata in polvere
1 cucchiaino di cannella in polvere
1 cucchiaino di zenzero
1 cucchiaino di pepe (io ho usato pepe bianco)
Per prima cosa si deve ammorbidere il burro che deve raggiungere la consistenza di una crema, una volta ottenuta lo mettiamo su una spianatoia e lo lavoriamo con le mani assieme allo zucchero; aggiungiamo il tuorlo e continuiamo ad impastare. Facciamo una palletta e attorno ci mettiamo la farina setacciata assieme al lievito, al pepe e alle spezie e aiutandoci con il latte incorporiamo il tutto. Dovremo avere a questo punto un impasto sodo che si può spianare con il mattarello, se così non fosse, visto che non tutte le farine assorbono i liquidi alla stessa maniera, regoliamo la consistenza del nostro impasto con farina (se lo dobbiamo "indurire") o latte (se fosse troppo secco). Con il mattarello adesso tiriamo una sfoglia di 1/2 cm di altezza e con delle formine ri tagliamo i nostri biscotti; io ho scelto di fare scoiattoli, lumache e ricci con gli ultimi coppapasta presi all'Ikea (prima o poi mi faranno un monumento tante cose ci prendo!!). Disponiamo i nostri biscottini su teglie foderate con carta da forno, mettendoli non troppo vicini visto che poi lieviteranno e mettiamo a cuocere in forno preriscaldato a 200°C per 15 minuti.
Questi biscotti piacevano molto a mia zia, che benché tanto giovane non c'è più, così assieme alle sue bambole che ora ho io e al mio servizio da thè Greengate ho voluto organizzare un thè con le bambole, come quello che si facevamo tutte da piccole, per dirle ancora una volta che le volgio bene e non la dimenticherò mai.


Io li ho gustati con un Karkadè, ottimo sia caldo che freddo, quest'ultima foto è per mostrare la morbidezza dei biscottini:


giovedì 21 luglio 2011

Crostata di papaya



Fin da piccola la crostata è sempre stato IL dolce di casa, mia mamma la faceva sempre in estate e in inverno sia per la colazione sia da portare sul lavoro per gustarla in pausa pranzo o caffè. La crostata veniva fatta con marmellate, con ricotta, creme o frutta a seconda della stagione eppoi quando sono cresciuta e ho iniziato a darle una mano in cucina abbiamo iniziato a cercare anche abbinamento e frutti più esotici per dare un tocco nuovo e rinfrescare la solita crostata; a questa ricerca di gusti nuovi corrispondeva anche una ricerca della migliore pasta frolla da abbinarci di volta in volta. Insomma una semplice ricetta si trasformava sempre in una sorta di gioco alla scoperta del gusto migliore. Così sono nati tanti dolci e è nata anche questa crostata di papaya, creata per dare un tocco di vacanza e di esotico a una delle ricette più classiche. Visto il sapore di questo frutto è stata ideata una farcitura che esaltasse la papaya senza andarne a mascherare il gusto; visto, inoltre, l'umidità di questo frutto abbiamo pensato a una pasta frolla in grado di assorbirla e di dare una bella pasta fragrante.
Iniziamo dunque a farla partendo dalla papaya, per una crostata del diametro di 22 cm servono:

1 papaya
3 cucchiai di liquore all'arancia
sbucciamo la papaya, tagliamola a metà e togliamo via tutti i semini, poi affettiamola non troppo sottilmente e mettiamola in una ciotola a macerare per 30 minuti con il liquore.

Papaya a macerare


Ora passiamo a preparare la frolla con:

150 gr di farina 00 (io Molino Chiavazza)
70 gr di burro
70 gr di zucchero
50 gr di mandorle
30 gr di cacao amaro
1 tuorlo
la buccia di 1/2 limone
frulliamo le mandorle e riduciamole in polvere; setacciamo la farina sulla spianatoia e facciamo un buco al centro, aggiungiamo poi le mandorle e il cacao, anche esso setacciato e infine lo zucchero. Mescoliamo bene le polveri e poi aggiungiamo il tuorlo, il burro e la buccia del limone e impastiamo finché non avremo amalgamato bene gli ingredienti. L'uso delle mandorle in questo caso è giustificato non solo dall'aroma che essi conferiscono alla frolla ma anche perché assorbono l'umidità che in cottura verrà rilasciata dalla papaya e la frolla ne risulterà fragrante e non molliccia. L'impasto che si ottiene è abbastanza friabile per cui va preso con le mani, messo dentro lo stampo foderato con carta forno e schiacciato fino a rivestire tutta la base e le pareti della teglia. 

Mettiamo il nostro guscio di pasta frolla da parte e passiamo a preparare il ripieno, per questo ci occorrono:

2 tuorli
200 ml di panna (io uso Hulala Codap)
40 gr di zucchero
Mettiamo tutti questi ingredienti in una ciotola e li mescoliamo finché non sono totalmente amalgamati. Prendiamo il nostro guscio di frolla e vi versiamo all'interno il nostro ripieno. Prendiamo, a questo punto, la nostra papaya, la scoliamo dal liquore e la mettiamo sopra la cremina.

Crostata assemblata
Guscio + ripieno












Riscaldiamo il forno a 180°C e una volta raggiunta la temperatura inforniano la crostata; questa dovrà cuocere per circa 30-35 minuti ma se la papaya è molto matura allora avrà più umidità e la cottura potrà prolungarsi di qualche minuto per questo bisogna sempre controllare. A cottura ultimata lasciare raffreddare la crostata in forno e poi toglierla dallo stampo e portare in tavola:


























mercoledì 20 luglio 2011

Choco-mattonella gelato ai 4 colori



Finalmente pioggia anche a Trieste, ieri in tarda serata è arrivato un bel temporalone e anche stamani si sente qualche tuono in lontananza e il cielo è carico di nuvoloni, ma che bello!!! Adoro il fresco e adoro la pioggia, mi sembra che i colori del mondo siano più intensi quando il cielo è grigio e per me che adoro i colori forti, scuri e i grandi contrasti è il massimo. Nonostante la pioggia un bel dolcetto gelato ci sta comunque bene! Ieri ho preparato questa mattonella gelato che ha uno strato cioccolatoso esterno molto croccante in contrasto con l'interno morbido e colorato. L'ingrediente principale è il cioccolato: bianco, al latte e fondente, seguito da tanta pazienza per fonderlo e formare i vari strati, sembra difficile ma lo è più a dirsi che a farsi. Prima di iniziare a fare questo dolce è necessario prepararsi alcune cosette: un pennello da cucina possibilmente in silicone (io ne uso uno formidabile della Happyflex ), uno stampo da plumcake e della carta da forno. Il dolce va fatto al contrario, ovvero si inizia a prepararlo dalla parte esterna e via via si fanno tutti gli strati interni. Iniziamo dunque:
prendiamo il nostro stampo da plumcake e tagliamo un pezzo di carta da forno che possa rivestirlo all'interno, bagnamo sia la carta che lo stampo e facciamo aderire alla perfezione la carta alle pareti dello stampo; andiamo a preparare il guscio croccante, per questo occorrono:
50 gr di cioccolato bianco
100 gr di cioccolato fondente
mettiamo su bagnomaria a sciogliersi il cioccolato bianco spezzettato, appena è fuso lo preleviamo e lo mettiamo sul fondo dello stampo e facciamo una decorazione a scelta nostra, io per esempio l'ho messo a ciuffettini che poi ho schiacciato per formare una fantasia un po' astratta; appena fatto mettiamo subito il nostro stampo in congelatore. Il passaggio successivo prevede di sciogliere il cioccolato fondente, sempre a bagnomaria; non appena questo è sciolto riprendiamo il nostro stampo e con l'aiuto del pennello andremo a distribuirlo uniformemente sul fondo e sulle pareti, al termine lo stampo va di nuovo in congelatore. 
Passiamo adesso alla parte morbida all'interno, andremo a fare 4 strati cioccolatosi, io ho fatto: menta, bianco, latte e fondente ma ognuno può decidere di fare quello che vuole; il mio consiglio è comunque di chiudere con lo strato di fondente così da avere una sorta di continuo con il contornodel dolce, ma questa è solo una interpretazione personale.

Primo strato: Mousse alla menta

100 gr di cioccolato bianco
20 gr di burro
6 gr di gelatina in fogli
2 cucchiai di acqua di rubinetto
1 cucchiaio di sciroppo di menta
2 albumi
Mettiamo a sciogliere la cioccolata a bagnomaria assieme a due cucchiaio di acqua; mentre la cioccolata scioglie ammolliamo la gelatina in acqua fredda. A cioccolata fusa, uniamo tutti gli altri ingredienti, aggiungendoli uno alla volta e mescoliamo bene. Prendiamo il nostro stampo dal congelatore e versiamo questa mousse all'interno, livelliamo bene e rimettiamo subito in congealtore. La mousse a contatto con le pareti fredde dello stampo freddera quasi subito per cui non corriamo rischi a mettere così presto lo stampo in congelatore.

Secondo strato: Mousse bianca

100 gr di cioccolato bianco
20 gr di burro
2 cucchiai di acqua di rubinetto
3 gr di gelatina in fogli
2 albumi
per fare questo strato procediamo esattamente come prima, la presenza di minore gelatina è giustificata dal fatto che non essendoci lo sciroppo dimente questa mousse è più "solida" della precedente. Versiamo nello stampo e di nuovo dentro al congelatore.

Terzo strato: Mousse latte

100 gr di cioccolato al latte 
10 gr di burro
3 gr di gelatina
1 cucchiaio di acqua
2 uova intere 
Al solito ammolliamo la gelatina, nel frattempo sciogliamo il cioccolato al latte a bagnomaria assieme al cucchiaio di acqua e in un piattino battiamo le due uova; appena il cioccolato è fuso, uniamo tutti gli ingredienti, prendiamo il nostro stampo versiamo la mousse e via di nuovo in congelatore.

Quarto strato: Mousse fondente

100 gr di cioccolato 
20 gr di burro
1 cucchiaio di acqua di rubinetto
2 gr di gelatina
2 uova intere
Procediamo come per la mousse latte e facciamo questo ultimo strato; rimettiamo in congekatore e lasciamo lì la nostra mattonella per almeno 5/6 ore. 
Al momento di servire basterà rovesciare il tutto su un piatto e togliere la carta forno pian piano; attendiamo un 5 minuti e poi tagliamo le nostre porzioni con un coltello ben affilato. Io ho servito il mio gelato su piattini e tovaglietta Greengate, ecco altre due fotine del dolcetto pronto:























martedì 19 luglio 2011

Sorbetto al sambuco



Anche oggi un altro dolcetto...stavolta un sorbetto rinfrescante; questo sorbetto l'avevo assaggiato qualche mese fa a Cormons (GO) e mi era subito piaciuto per il suo sapore così, dato che non avevo a disposizione dei fiori di sambuco ho cercato direttamente lo sciroppo. L'ho trovato qualche km più in là, a Villesse (GO) e più precisamente all'Ikea dove ho preso anche una buonissima marmellata di arance e sambuco. Avendo il mio sciroppo mi sono lanciata nella preparazione del sorbetto, l'ho fatto senza la gelatiera ma usando una vaschetta di alluminio di quelle usa e getta e ho impiegato veramente pochissimo tempo, così mentalmente mi sono catalogata questo sorbetto tra i dolci da fare quando si ha fretta o ospiti inattesi.Con queste dosi io ho preparato due belle coppe Martini che ho decorato con marmellata di arance e sambuco:

100 ml di sciroppo di sambuco
250 ml di acqua
la buccia e il succo di 1/2 limone
una vaschetta di alluminio usa e getta di 10x15 cm
Ho grattugiato e spremuto il 1/2 limone direttamente nella vaschetta, ho aggiunto l'acqua e lo sciroppo di sambuco e ho mescolato bene; non ho aggiunto zucchero perché mi sembrava buono così, chi volesse può aggiungere uno o due cucchiai di zucchero. Ho messo la vaschetta per 30 minuti in congelatore, trascorso questo tempo ho dato una bella rimescolata cercando di sollevare la parte ghiacciato che si comincia a formare sul fondo. Ho lasciato quindi congelare completamente. Poco prima di servire ho tirato fuori la mattonella di ghiaccio che si è formata, l'ho spaccata con l'aiuto di un cucchiaio e ho messo tutto in frullatore, l'ho azionato finché il ghiaccio non è diventato cremoso e poi ho rimesso tutto nella vaschetta e di nuovo in congelatore per 10 minuti. Nel frattempo ho preso 2 coppe Martini e ho messo sul fondo un cucchiaino di marmellata di arance e sambuco, con un cucchiaio ho poi trasferito il sorbetto oramai pronto nelle due coppe, e ho decorato la superficie con altri ciuffetti di marmellata. In casa è piaciuto a tutti.





lunedì 18 luglio 2011

Panna cotta al mangosteen con coulis alla pesca



Ieri al mare è stata una giornata caldissima, per fortuna che ogni tanto passava una nuvoletta che coprendo il sole portava ci rinfrescava un pò; l'acqua del mare è stata almeno fino alle 19 calda come un brodo e ci ha permesso di tuffarci fino a fine giornata. In giorni caldi come questi una bella panna cotta, dolce di origine piemontese,  è l'ideale perché è semplice e veloce da fare e si può profumare con tutto quello che vogliamo. Io ho usato l'aroma di mangosteen, un frutto tropicale molto particolare come forma e dal sapore simile alla pesca, che ho preso da Flavour art e per decorazione ho preparato una coulis alla pesca. Per fare una panna cotta  per due persone servono:

200 ml di panna per dolci (io uso codap)
1 foglio di gelatina
1 cucchiaio di zucchero semolato
2 gocce di aroma (io mangosteen di Flavour art)
Ho preso la gelatina e l'ho messa in un piattino in ammollo con acqua fredda; nel frattempo ho messo panna e zucchero in un pentolino e li ho mescolati e riscaldati senza mai farli bollire. Ho aggiunto a questo punto la gelatina ben strizzata e ho mescolato , sempre a fiamma bassa, finchè questa non si è sciolta completamente. Ho quindi versato il composto in stampini monoporzione, io ho usato uno stampo con cupoline della Happyflex precedentemente inumidito con acqua; ho lasciato che la panna cotta raggiungesse la temperatura ambiente e poi ho messo tutto in frigo per non meno di 2 ore. 


Poco prima di servire ho preparato la coulis con:

1 pesca noce
1 cucchiaio di zucchero a velo
Ho lavato e sbucciato la pesca noce, tenendo da parte una piccola striscetta di buccia; l'ho snocciolata e messa nel frullatore assieme al pezzetto di buccia e allo zucchero a velo e ho frullato fino ad ottenere una salsa omogenea.
Ho preso quindi la mia panna cotta, ho messo una cupolina per piatto e vi ho versato sopra e attorno la coulis e portato in tavola. Questo dolce è stato molto apprezzato non solo per la freschezza ma anche per il profumo che aveva.

domenica 17 luglio 2011

Il ragù



Oggi prima di partire per un'altra giornata marittima vi voglio regalare una preparazione classica della cucina italiana: il ragù. Questo sugo, che è di origine francese dove viene preparato con tocchetti di carne, solo in Italia è fatto con carne macinata ed è alla base di numerose pietanze: dalla pasta al ripieno per gli arancini, alla parmigiana, ecc. ecc. Però secondo me il modo migliore per assaporare un ragù è metterlo su una buona fetta di pane, magari toscano perchè essendo senza sale permette di gustare meglio il sapore di quello che mettiamo sopra. Ci sono vari modi per prepararlo e questi variano da regione a regione e da famiglia a famiglia; a me personalmente piace con più carne che pomodoro e lo preparo così:

200 gr di macinato di manzo
1/2 bottiglia di passata di pomodoro
1 costa di sedano
1/2 cipolla
1 carota
1/2 bicchiere di vino bianco
prezzemolo, sale, pepe
olio extra vergine di oliva
Pulire sedano, carota e cipolla e tritarli, io lascio dei bei tocchetti perché poi mi piace sentirli in bocca, ognuno può decidere se tagliarli in maniera più o meno fine. In una pentola con un filo di olio facciamo soffriggere le verdure appena tagliate, aggiungiamo la carne e lasciamo che prenda colore. Versiamo poi il vino e appena questo è evaporato versiamo la passata di pomodoro, il prezzemolo, il sale e il pepe. Cuociamo a fuoco basso per circa 1 oretta e il nostro ragù è pronto.

venerdì 15 luglio 2011

Canapè di petto di pollo (o tacchino) con crema di melanzane


A me piace molto mangiare la carne di pollo e di tacchino, ma avendo un sapore piuttosto delicato molto spesso ci si stanca subito; alla ricerca di un gusto nuovo da dare a questa carne mi sono guardata a torno e ho trovato una bella melanzana che mi guardava, non avevo voglia di farla fritta, anche perché con questi caldi il fritto non mi ispira poi più di tanto, così ho pensato di farci una cremina da spalmare sopra le fette di petto trasformando quest'ultimo in una specie di canapè. Ne è risultato un piatto molto saporito che non mi ha portato via nemmeno troppo tempo, è piaciuto a tutti ed è soprattutto buono anche freddo. Per poter fare questo piatto occorrono:

200 gr di petto di pollo o tacchino
1 melanzana
20 pomodorini ciliegino
1/2 bicchiere di vino rosso secco
20 gr di pecorino romano grattugiato
origano
farina q.b.
olio extravergine di oliva
sale, pepe
Prendiamo la melanzana e la risciacquiamo sotto l'acqua; con tutta la buccia e il picciolo la mettiamo in forno a microonde a 750 W per 10 minuti e la lasciamo ammorbidire. Nel frattempo prendiamo i pomodorini ciliegino, li laviamo e li mettiamo interi in una padella abbastanza grande perché poi dovrà contenere anche il nostro petto; li facciamo salare con un filo di olio per 3 minuti circa, poi li saliamo e versiamo il vino rosso. Facciamo cuocere finché il vino non è tutto assorbito e ogni tanto rimestiamo cercando di schiacciare un poco i pomodorini. Togliamo i pomodorini dalla padella e lasciamo in quest'ultima il sughetto che hanno fatto; trasferiamo i ciliegino nel boccale del frullatore e torniamo ad occuparci della melanzana. Questa dovrà essere sbucciata e la polpa morbida andrà nel frullatore con i pomodorini, aggiungiamo anche l'origano, un po' di sale e un po' di pepe e frulliamo fino ad ottenere una crema. 
Passiamo ora ai nostri petti e tagliamoli a quadratini o rettangolini e facciamo dei piccoli taglietti lungo il contorno per evitare che cuocendo la carne non rimanga distesa; passiamo i rettangolini nella farina e mettiamo a cuocere nella padella con il sughetto rilasciato dai pomodorini aggiungendo se necessario un filo di olio, saliamo su entrambi i lati e una volta cotti trasferiamoli su un piatto da portata. ritorniamo alla nostra crema, togliamola dal boccola del frullatore e aggiungiamoci il pecorino grattugiato, mescoliamo bene e con un cucchiaino l'andremo a distribuire sui pezzetti di petto. Il piatto è molto gustoso per cui se si volesse aggiungere un contorno credo che il più indicato sia una insalata di sola lattuga. Io ho mangiato questo petto freddo e mi è piaciuto molto, ma è buono anche tiepido.


giovedì 14 luglio 2011

Srpska pogača, il pane serbo


La Srpska pogača è un pane tipico della Serbia, la sua preparazione si discosta un pò dalla nostra in quanto prevede l'uso della margarina che lo rende un pane molto soffice da spezzarsi con le mani e con una bella crosticina scrocchiarellante. Questo pane rappresenta uno dei cibi della tradizione popolare, durante le feste come il Natale o la Slava la Srpska pogača si trova sempre nelle tavole delle varie famiglie dopo che è stata fatta benedire. Oltre ad essere un pane la Srpska pogača ha anche un forte significato religioso di comunione, per questo viene fatta con una forma particolare a palline che ne facilità lo spezzamento, il quale deve essere fatto rigorosamente con le mani; durante i pranzi questa viene offerta dal padrone dica sa che ne spezza una pallina per poi passarlo alla padrona di casa e da lei a tutti gli ospiti. E' un pane quindi che rappresenta un momento di unione profonda in cui non si condivide solo il cibo. La Srpska pogača può essere lasciata liscia oppure cosparsa di semi di cumino o papavero. Ecco come l'ho preparata:

500 gr di farina Manitoba (io ho usato quella dei Molini Rosignoli perché ha proprietà uniche nel rendere un pane molto fragrante)
1 cucchiaio di margarina cremosa
6 gr di lievito secco
300 ml circa di acqua tiepida
1 cucchiaino di zucchero
1 cucchiaino di sale
Il doratore- codap oppure un tuorlo
semi di papavero
uno stampo da forno da 26 cm di diametro
Riscaldiamo 300 ml di acqua, quando questa è tiepida ne mettiamo un pò in un bicchiere, ci sciogliamo lo zucchero poi uniamo il lievito secco e lo lasciamo riattivare per circa 10 minuti. Setacciamo la nostra farina e al centro mettiamo il cucchiaio di margarina cremosa e iniziamo ad impastare sciogliendo la margarina con il calore delle nostre mani; aggiungiamo poca alla volta l'acqua quanta ne occorre per ottenere un impasto semi-duro, poi uniamo il lievito. Impastiamo bene e per ultimo aggiungiamo il sale.
A questo punto io ho preso uno stampo da forno rotondo, diametro 26 cm, e l'ho rivestito con carta da forno, per chi non la usasse lo stampo va ben unto con olio di oliva. Dal nostro impasto ne prendiamo un pò e formiamo una pallina di circa 3 cm di diametro e la mettiamo al centro del nostro stampo, ne formiamo altre e le disponiamo a raggiera attorno alla prima lasciando un pò di spazio tra l'una e l'altra, si continua così fino ad esaurimento dell'impasto. Si copre quindi con pellicola e si mette a lievitare fino al raddoppio delle palline. Il pane lieviterà più orizzontalmente che verticalmente fino ad occupare l'intero stampo. A questo punto si spennella il pane con il tuorlo battuto, io ho preferito spruzzare il doratore per rendere il pane più leggero, e vi si mettono sopra i semini di papavero. Si mette quindi il pane a cuocere per circa 1 ora in forno preriscaldato a 180°C. Vi aggiungo alcune fotine del pane prima della cottura e sfornato, io l'ho messo su una bellissima tovaglietta floreale Greengate:

Pane spolverizzato con semini
Pane lievitato





La Srpska pogača sfornata

mercoledì 13 luglio 2011

Banana choko bread


Il banana bread è uno dei dolci più tipici degli Stati Uniti d'America, è semplice da fare, veloce e anche economico; ma non ha solo questi pregi infatti è anche un dolce morbidissimo e molto profumato, adatto a colazioni e merende. Io, che ero alla ricerca di un dolcetto per la colazione, ho pensato proprio a questo e pur restando fedele alla ricetta originale ho cercato di dargli un tocco mio aggiungendo del cacao e creando un arrotolato. Anche nella cottura ho modificato qualcosa, infatti invece di usare uno stampo da plumcake ho creato un filoncino tipo quelli di pane e l'ho messo a cuocere su una placca da forno; il dolce invece che crescere solo in altezza è cresciuto anche in larghezza e secondo me ci ha guadagnato ancora di più in morbidezza. Ecco la ricetta rielaborata da me, innanzitutto ho creato l'impasto base del banana bread per cui occorrono:

250 gr di farina 00 (io molino chiavazza)
1 bustina di lievito per dolci (la ricetta originale prevede 2 cucchiaini di lievito per dolci)
1 cucchiaino di bicarbonato (la ricetta originale ne prevede 1/2)
140 gr di zucchero 
75 gr di burro
2 uova
2 cucchiai di latte
Ho iniziato mescolando e setacciando tutte le polveri; a parte ho montato lo zucchero con il burro ammorbidito a temperatura ambiente usando le fruste elettriche, ho aggiunto poi le uova intere e ho frustato per circa 5 minuti e infine ho versato i due cucchai di latte e ho continuato a lavorare l'impasto per altri 5 minuti. solo a questo punto ho aggiunto le polveri e le ho incorporate.

A questo punto il banana bread prevede l'aggiunta di due banane schiacciate e di mettere in forno, per cui da qui partono le mie modificazioni:
ho diviso l'impasto in due parti uguali che ho messo su un piano da lavoro ben infarinato, l'impasto è morbido ma lavorabile con le mani, e ho preparato l'occorrente per creare il mio arrotolato:

1 banana matura ma non nera
1 cucchiaino di cacao amaro
farina q.b.
A una delle due parti del mio impasto iniziale ho aggiunto il cacao setacciato e l'ho incorporato lavorando a lungo la pasta con le mani; alla parte rimanente ho incorporato una banana schiacciata con la forchetta. Ho schiacciato la banana solo quando era il momento di aggiungerla al dolce in manera che non diventasse nera; ho preferito non aggiungere alla banana il limone per non alterare il gusto di questo frutto. A questo punto si noterà che la parte con la banana sarà molliccia e non si riuswcirà a lavorarla bene, per cui va aggiunta della farina, poco alla volta, finchè l'impasto non torna alla consistenza iniziale. Non metto dosi di farina in quanto la quantità di questa dipende da quanto è matura la banana che usate, l'impasto va visto con gli occhi ma soprattutto sentito con le mani.
Procediamo quindi alla creazione del nostro arrotolato: diamo ai due impasti una forma di palla e mettiamo la palletta marrone sopra quella bianca; con un mattarello ben infarinato schiacciamo l'impasto e diamo una forma a rettangolo. Procediamo con l'arrotolare e mettiamo su una placca da forno.
Io a questo punto ho lucidato il mio banana-choko bread utilizzando Il doratore spray di Codap e ho messo in forno prriscaldato a 160°; la ricetta originale prevede una cottura di 45 minuti, ma avendo io creato un impasto molto meno umido ho lasciato cuocere per 30 minuti.
Questo dolcetto l'ho fatto a notte inoltrata ed è uscito dal forno quasi all'una di notte, per cui me lo sono gustato per colazione con un buon caffelattè:



martedì 12 luglio 2011

Zucchine ripiene alla ricotta

 
Con l'arrivo dell'estate e delle alte temperature è tutto un fiorire di verdure ripiene, ieri sera per cena le ho preparate anche io e, visto il caldo torrido, ho optato per questa versione più leggera rispetto al classico ripieno di carne e ottima da mangiare fredda. Come rirpieno ho scelto di usare la ricotta fresca, quella fatta però senza l'aggiunta di panna, che ha meno grassi di un qualsiasi altro formaggio ma ha un bel pò di proteine; ho profumato il tutto con poco parmigiano e basilico, le cui proprietà digestive sono assodate oramai da secoli e decorato con ravanelli rossi, che sono ricchi in vitamine e ferro e hanno proprietà diuretiche. Insomma ho cercato di tirar fuori anche questa volta un piatto sano e gustoso al tempo stesso; ed ecco come si prepara:

8 zucchine
400 gr di ricotta magra
30 gr di parmigiano grattugiato
4 foglie di basilico
sale, pepe bianco
ravanelli a piacere
Iniziamo dalle zucchine lavandole bene e togliendo il picciolo. Tagliamole ora per lungo e incidiamo la polpa (la parte dove sono i semini) con dei tagli obliqui e poco profondi. Mettiamo sul fuoco una pentola con abbondante acqua salata e come questa inizia a bollire tuffiamoci dentro le zucchine che vanno lasciate cuocere per circa 20 minuti. Scoliamo le zucchine e passiamole sotto acqua corrente per circa un minuto, poi prendiamole una alla volta e con l'aiuto di un cucchiaino togliamo via la polpa e creiamo una specie di barchetta. Le zucchine sono pronte e adesso non resta che preparare il ripieno. Versiamo la ricotta in una ciotola e aggiungiamo la ricotta, il parmigiano grattugiato, il basilico tritato finemente, sale e pepe; lavoriamo il tutto fino ad ottenere una crema e mettiamola dentro alle nostre barchette, io mi sono aiutata con una tasca da pasticceria. Non resta che decorare le zucchine con i ravanelli, io ho scelto di lavarli e tagliarli semplicemente a rotelline e porli sulle zucchine. Con un ravanello per piatto invece ho creato un simpatico topolino; ho servito il piatto con una bella insalaa di cavolo capuccio viola.















lunedì 11 luglio 2011

Spezzatino con piselli



Sia sabato che domenica sono stati due giorni di fuoco per colpa delle temperature e se sabato siamo rimasti in casa attaccati al ventilatore ieri come al solito siamo andati al mare; anche lì comunque le temperature non erano delle migliori e la maggior parte del tempo l'abbiamo trascorsa in ammollo, cane compreso. Il momento migliore è stato quando abbiamo affettato il melone portato da casa e tenuto al fresco che ci ha ridato un pò di energie. Anche questa mattina già si suda e le previsioni meteo danno la triste notizie che saranno questi caldi assurdi almeno fino a giovedì, notizia che mi sta spingendo fortemente verso la preparazioni di un dolce freddissimo da gustare nei momenti di afa maggiore. Stamani ho iniziato la giornata curando le mie piantine che in questi giorni tanno soffrendo troppo anche loro e  ho scelto la ricetta da pubblicare. L'occhio è caduto su questo spezzatino, un classico di casa mia e anche di tutta Italia credo, facile da fare e che lega bene il sapore della carne a quello dei pisellini. Questa è la ricetta che uso di solito io:

800 gr di spezzatino (io vitello)
300 ml di passata di pomodoro
300 gr di pisellini 
1/2 cipolla
1 spicchio di aglio
1 cucchiaio di farina
1 bicchiere di vino bianco
olio extravergine di oliva
sale, pepe.
Iniziamo tritando la cipolla e l'aglio che metteremo ad appassire in una pentola; aggiungiamo quindi la carne e la lasciamo rosolare a fiamma alta mescolando molto frequentemente per circa 10 minuti, solo a questo pounto aggiungiamo la farina e mescoliamo bene per distribuirila su tutta la carne. Io uso questo trucchetto perché rosolandosi così la carne trattiene al suo interno i suoi succhi e ne guadagnamo in sapore finale, se la farina viene messa prima questa richiama i succhi della carne dall'interno verso l'estaerno e li perdiamo nella preparazione.U na volta che la carne si è ben infarinata, lasciamo tostare la farina per circa 1 minuto, poi aggiungiamo il bicchiere di vino bianco e facciamo bollire; come spunta il bollore abbassiamo la fiamma e facciamo cuocere per circa 20 minuti. Trascorso questo tempo aggiungiamo il pomodoro, i pisellini e regoliamo di sale e pepe e lasciamo cuocere per altri 20 minuti. Lo spezzatino non può essere di certo cosniderato un piatto dell'ultimo momento perchè necessita di una cottura lunga, conosco persone che con una mezzoretta in pentola lo portano in tavola ma la carne risulta gommosa e con pochissimo sapore; una lunga cottura conferisce non sono morbidezza alla carne ma crea anche un bel sughetto cremoso da tirar su con le fette di pane.

sabato 9 luglio 2011

Risotto cremoso alle violette



Non tutti sanno che è da un paio di mesi che sono a dieta; a fire la verità non è una dieta vera e propria perché non ho nessun menù prefissato da seguire, ho solo chiesto dei consigli al mio medico di base per poter intraprendere un percorso alimentare più sano e che mi aiutasse a perdere quei chiletti di troppo che a causa di una inattività forzata dovuta a un ginocchio malandato si erano accumulati nel tempo. Pian piano ho ripreso la mia attività fisica con la palestrina domestica: cyclette per 60 minuti e tapis roulant per 35 minuti; cerco di essere il più costante possibile cercando di vincere quei momenti di sconforto che ogni tanto possono arrivare. Per il cibo non ho alcun rimpianto e non arrivo a fine giornata con il senso di fame, mi sono tolta alcool, bibite frizzanti, eccessi di pane, patate e uova; per il resto via libera a tutto senza eccedere però e bilanciando bene carboidrati e proteine. Di questa dieta sono al corrente solo pochissime persone, non per cattiveria ma per mia vanità, ero così sicura che se qualcuno notava un cambiamento era perchè questo effettivamente c'era stato e non per forma di incoraggiamento. In due mesi così mi sento meglio meglio, a livello fisico e mentale; mi sento più scattante, più pronta a far le cose e difficilmente sento la pesantezza degli sforzi. In totale sono arrivata a -11Kg in 2 mesi, mi sembra un bel traguardo e per festeggiarlo ho preparato qualche giorno fa questo piattino originale e sfizioso. La ricetta non è mia ma arriva da una rivista presa in edicola che si chiama "Album di cucina" che mi aveva attratto per la presenza di un anello da pasticceria dal diametro variabile in omaggio. La ricetta proposta prevede l'uso di violette fresche ma non avendole ho optato per l'aroma di violetta che ho preso da Flavour art ...un qualcosa di stupendo perchè appena aperta la boccettina si è sentito questo buon odore spandersi dapperutto. Per dovere riporto la ricetta come presente sul giornale e tra parentesi metto le mie modifiche:

8 violette (io 2 gocce di aroma di violette diluite in mezza tazzina di acqua)
350 gr di riso 
1 cipollotto
30 gr di burro (io la metà)
1 cucchiaio di olio extra vergine di oliva
il succo di un limone
prezzemolo tritato
60 gr di parmigiano grattugiato
1 l di brodo vegetale
1 bicchierino di panna liquida (io ViaLat di Codap)
sale
Per chi usa le violette: lavarle sotto acqua corrente e lasciarle asciugare tra due fogli di carta cucina. Per chi usa l'aroma: versarne 2 gocce in mezza tazzina di acqua, mescolare bene e mantenere la tazzina chiusa mediante un piattino. Tritare il cipollotto e farlo appassire in una pentola con l'olio di oliva; unire il riso e lasciarlo tostare leggermente, poi sfumare con il limone e, come questo è evaporato, versare il brodo vegetale poco alla volta, salare se necessario, e portare a cottura il riso. A fine cottura unire le violette spezzettate oppure l'acqua aromatizzata, il burro a fiocchettini, il prezzemolo e il parmigiano. Mescolare bene e lasciar mantecare per qualche minuto.  E' un sapore un pò insolito, ma che rende un pò chiccoso un piatto classico quale il riso al formaggio.

venerdì 8 luglio 2011

Torta variegata



 Anche oggi è un caldo infernale, alle 8,30 ero fuori casa con il cane e al sole già si sudava; come sono rientrata a casa ho dovuto subitissimamente accendere il ventilatore e mentre cerco di riprendere almeno una temperatura corporea accettabile approfitto per scribacchiare un pò al pc e pensare a un dolce da fare tra oggi e domani.
Qualche giorno fa mi serviva un dolce da fare velocemente che fosse ottimo per la colazione e magari anche da portarsi al mare, visto che la Molino Chiavazza mi aveva gentilmente omaggiato din un preparato per torte ho deciso che era il momento giusto per provarlo. Il prodotto in questione si chiama Fantasia di torte e ha il pregio di contentere solamente una miscela di farine per dolci, zucchero, lievito e aroma, non ci sono quindi uova liofilizzate e latte in polvere e, come è giusto, gli ingredienti freschi li mettiamo noi. Dietro la scatola c'è un mini ricettario che spiega come sbizzarrirsi con questo preparato, ma io cercavo un qualcosa di particolare da fare per cui ho lasciato libera la fantasia e ne è nata questa torta. Io ho usato:

1 busta di fantasia di torte Molino Chiavazza
4 uova
70 gr di burro
3 cucchiai di liquore allarancia
2 cuchiaini di cacao amaro in polvere
7 cucchiai di latte
Ho messo le uova intere in una ciotola e ho aggiunto il burro tagliato a tocchettini e con le fruste elettriche ho lavorato a lungo fino ad avere un bel composto spumoso; sempre senza smettere di frustare ho aggiunto il preparato, poi in sequenza il latte e il liquore all'arancia; ovviamente ogni ingrediente è stato aggiunto dopo che il primo è stato ben incorporato. A questo punto il composto l'ho diviso in due parti identiche e a una delle due ho aggiunto il cacao amaro setacciato, ho mescolato e a questo punto il tutto era pronto per creare la mia torta. Secondo istruzioni serve uno stampo da 22 cm, io ne ho usato uno da 24.
All'inizio ero tentata di fare un dolce a scacchiera, ma visto che aveo solo una tasca da pasticcere e me ne occorrevano due ho accantonato l'idea, ho provato quindi a fare una zebra cake ma al contrario, sì' lo so il caldo fa brutti scherzi!! Perché al contrario penserete? Boh è la mia risposta. L'unica cosa che so è che invece di versare in maniera alternata i due composti al centro dello stampo ho preso due cucchiaini, uno per composto, e ho cominciato a fare dei giri di pasta partendo dal bordo del mio stampo, alternandoli uno bianco e uno nero e così via. Fatto lo strato avevo ancora tanta roba e da quì la diabolica idea di fare un ulteriore strato ma invertendo i colori sopra il giro bianco ho messo il nero; ne sono usciti in tutto 4 strati alternati. Da qui in poi potevo mettere in forno e vedere cosa succedeva e se si formava comunque benché non precisa una scacchiera e invece no; ho preso uno stuzzicadenti e l'ho inserito in più punti, facendolo roteare lentamente ho cercato di creare dei ghirigori all'interno. Fatto questo ho messo la torta in forno preriscaldato a 180° e ho lasciato cuocere per 35 minuti circa. A me la torta è piaciuta, sia nel gusto che nell'effetto scenico, ma io sono di parte; a pensarci bene è solo una comunicssima torta variegata ma almeno mi sono sbizzarrita un pò nel crearla. Qualcuno vuole una fetta?


giovedì 7 luglio 2011

Züpfe, il pane intrecciato svizzero



Anni fa io e il mio compagno siamo andati a fare un viaggio a Parigi, credo che in 34 anni di vita la maggior parte delle scale che ho sceso e salito si è concentrata proprio in quel viaggio, ma vedere la capitale francese dall'alto era uno spettacolo veramente entusiasmante a qualsiasi ora del giorno e della notte; il viaggio lo abbiamo affrontato in treno e al rientro in Italia, come per altro all'andata, abbiamo attraversato la Svizzera. In questo viaggio di ritorno il terreitorio elvetico lo abbiamo visto in pieno giorno e io mi sono innamorata a prima vista di quei paesaggi, tanto da aver deciso che un giorno una bella vacanzetta in Svizzera vorrei proprio farmela. Nel frattempo sono andata alla ricerca di depliant e brochure varie per stabilire luoghi e periodi dell'anno migliori per andare, in uno di questi depliant illustrativi c'erano anche delle piccole curiosità che trattavano di costumi tipici e di gastronomia, con tanto di ricette e vi ho trovato questo pane. Lo Züpfe, secondo quanto riportato, è un pane antichissimo conosciuto anche come pane della domenica, viene sempre lavorato intrecciato e ha una controparte dolce che viene chiamata Hefekranz; questo pane viene anche chiamato Zopf, usando un tedesco più corretto, e questo termine in italiano significa intrecciato.
Visto che la mia ultima pagnottina era finita, ho deciso che questo pane era da farsi e così armata di voglia di sperimentare ho tirato fuori l'occorrente e mi sono messa al lavoro. La particolarità di questo impasto è che viene fatto con burro e uovo, di quest'ultimo l'albume finisce nell'impasto e il tuorlo serva per spennellare il pane, ma più in dettaglio ecco la ricetta per una treccia:

500 gr di farina 00 (io Molino Chiavazza)
80 gr di burro
1 uovo piccolo
6 gr di lievito di birra secco
250 ml di latte freddo di frigo
1 cucchiaino di zucchero
2 cucchiaini di sale
Per prima cosa ho messo a sciogliere a bagnomaria il burro e ho separato il tuorlo dall'albume mettendoli ognuno in un bicchiere; l'albume l'ho battuto e l'ho lasciato da parte, il tuorlo l'ho battuto e l'ho messo in frigo coprendo con pellicola per alimenti il bicchiere. Ho preso il latte e dai 250 ml ho prelevato un bicchiere di latte, ho versato lo zucchero all'interno e dopo aver mescolato bene ho unito il lievito; ho aspettato 10 minuti affinché il lievito si risvegliasse, nel frattempo ho setacciato la farina in una ciotola e vi ho versato il rimanente latte e iniziato ad impastare. Trascorsi i 10 minuti, al lievito ho aggiunto l'albume sbattuto, ho mescolato bene e l'ho tenuto da parte ancora per un minutino; ho ripreso quindi il mio impasto e vi ho aggiunto il burro fuso, quando questo si è incorporato bene ho unito il mio composto di lievito e albume e infine ho messo il sale. Ho coperto, quindi, la mia ciotola con della pellicola per alimenti e messo a lievitare; il mio libricino diceva che bastava un'ora di lievitazione io ho fatto lievitare per 4 ore. Trascorso questo tempo iniziamo a riscaldare il forno a 220°C, prendiamo ora il lievitato e lo rovesciamo su un piano da lavoro infarinato, lo dividiamo in due e lavoriamo ciascun pezzo dandogli la forma di un cilindro; i due cilindri devono essere uguali. Formiamo quindi una croce in cui le 4 braccia siano identiche e iniziamo ad intrecciare poertando il braccio di destra verso sinistra e quello di sinistra verso destra; adesso prendiamo le altre due braccia e facciamo la stessa cosa; continuando a intrecciare finché non abbiamo esaurito i nostri cilindri e facendo in modo che la parte terminale del cilindro finisca sotto la treccia (per motivi puramente estetici). Trasferiamo la treccia così formata su una placca su cui è stata messa carta da forno e spennelliamo con il tuorlo che avevamo messo da parte. Inforniamo e la sciamo cuocere per circa 35 minuti. Ne esce un pane buono da mangiare e bello da vedere e dalla mollica molto compatta per cui adattissimo a spalmarci sopra qualsiasi cosa.

Treccia appena fatta
Treccia spennellata










Lo Züpfe appena sfornato


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